martedì 15 marzo 2011

Umberto Postiglione (Raiano, 25 aprile 1893 – San Demetrio ne' Vestini, 28 marzo 1924) è stato un anarchico italiano, attivo negli Stati Uniti, in Sud America e in Abruzzo.


Gli inizi negli Stati Uniti

Consegue il diploma di ragioniere nel luglio 1910 presso l’Istituto tecnico dell’Aquila. In questi anni, dopo un breve trascorso a Roma, aderisce all'anarchismo. Il 3 ottobre del 1910 lascia l'Italia per gli USA. Arriva a New York il 18 ottobre e, continuando il viaggio in treno, il 20 giunge a Chicago. Qui, dopo aver frequentato il circolo socialista, passa a militare in quello anarchico. Fornito di diploma di ragioniere inizia a lavorare come impiegato bancario ma trattasi di un periodo molto breve. L'insofferenza per questo tipo di lavoro lo allontana subito da esso, mentre, l’interesse verso problemi sociali, politici e sindacali lo conduce ad intraprendere altri mestieri. Così il diciottenne è subito operaio in fabbriche di prodotti chimici, in quelle di pianoforti, nelle vetrerie e nelle fonderie, semplice manovale nelle miniere e addetto alle costruzioni stradali. Sull'incontro con Luigi Galleani e su come e quando inizia a collaborare con la «Cronaca Sovversiva» non si hanno precise notizie ma gli eventi possono essere collocati nel corso del 1911. Nello stesso anno i suoi articoli vengono pubblicati anche su «L’Era Nuova». Dall’aprile 1912 è uno dei principali collaboratori della «Cronaca Sovversiva», usando vari pseudonimi quali El Giovin, Hobo, Corfinio, Nando, Free-Lancer, L'Agitatore e Blankett-Stiff. Senza tralasciare mai quest’impegno tiene conferenze e comizi in quasi tutti gli stati americani, ovunque esistano gruppi di lavoratori italiani, dal Massachussets allo Iowa, dalla Pennsylvania all’Ohio, dal Wisconsin alla California, dall’Illinois al New England. Non è pertanto semplice poter fissare con ordine cronologico e con esattezza le sue dimore.
Popolarissimo tra gli immigrati italiani, il raianese compone per essi anche qualche dramma; l’unico di cui si ha sicura notizia è Come i falchi, imperniato su una vicenda di giustizia proletaria mossa dal quotidiano sfruttamento dei lavoratori delle miniere. Il bozzetto sociale verrà ristampato nel 1939 dal Circolo d’Emancipazione Sociale di Philadelphia.
Partecipa e analizza i grandi scioperi che caratterizzano gli USA del secondo decennio del XX secolo, entrando spesso in polemica con i socialisti e con la politica dei sindacati. Nel 1912 partecipa al lungo ma fallimentare sciopero dei tessili di Little Falls, N. Y., immortalato da una rara foto dove lo si vede parlare alla folla dall'alto di un barile. Partecipa all'agitazione in solidarietà a Joseph Ettor e Arturo Giovannitti, tenendo comizi molto seguiti a Boston. Oltre a quelli politici e sindacali altri temi di dibattito che compaiono negli articoli di Postiglione riguardano la scienza, la sociologia, la psicologia, l'economia, la religione e, in particolar modo, la pedagogia. Iniziati nel 1912, i suoi interventi sulla «Cronaca Sovversiva» si diradano e, per qualche tempo, vengono meno del tutto. In questi anni fonda altre due riviste. Il 7 settembre 1913 redige a Chicago il primo numero del periodico di propaganda anarchica «Germinal!», stampato su carta rossa a cura del Gruppo di propaganda anarchica di Chicago. Sempre a Chicago dirige «L'Allarme», Contro ogni forma di autorità e di sfruttamento. Il primo numero è del primo novembre 1915. Distribuito gratuitamente, il giornale si sposta a Sommerville, Mass., e viene pubblicato fino al primo aprile 1917. Nella primavera del 1916, scoppiato lo sciopero dei minatori della Pennsylvania orientale, Galleani lascia la redazione della «Cronaca Sovversiva» per accorrere fra quei lavoratori. Postiglione è chiamato come sostituto redattore del giornale a Lynn e, a causa dell’arresto di Galleani, l'incarico si protrae per più di un anno.

In Sud America

Con lo scoppio della prima guerra mondiale, per evitare il rimpatrio forzato o l'obbligo della coscrizione militare, Postiglione, su sollecitazione dei compagni più anziani, imbocca la via dell'esilio. Ventiquattrenne varca il confine messicano, per proseguire per altri due anni verso il sud America attraversando il Perù, il Cile, l'Argentina, la Bolivia, il Paraguay e l'Uruguay. Trascorre alcuni mesi a San José in Costa Rica, dove si dedica all’insegnamento di lingua italiana e di lingua inglese presso l'Università agraria di quella città oltre che alla promozione di centri culturali e di biblioteche. Lascia anche la Costa Rica, spostandosi in Sud America, attraversando Panamá, la Colombia, l'Ecuador, il Brasile, nuovamente il Perù e l'Argentina.

Il ritorno in Italia

Da Buenos Aires, dopo quasi dieci anni d’attività politico-culturale e d'esperienze nel continente americano, s'imbarca per far ritorno in Italia. Appena rientrato è costretto a prestare il servizio militare nelle caserme di Salerno, Cava dei Tirreni (SA) e Sala Consilina (SA). Appena congedato è a Genova, impiegato presso la Cooperativa della gente di mare Giuseppe Garibaldi, fondata nell’immediato dopoguerra dal segretario della FILM Giuseppe Giulietti. Mantiene l’incarico fino al settembre 1921. Intanto i compagni del gruppo comunista-anarchico Sorgiamo! dell’Aquila lo propongono alla redazione del periodico anarchico regionale «Madre Terra».
Torna in Abruzzo: «I raianesi, e chi, oltre il cerchio della borgata, lo ha conosciuto, non possono non ricordarlo […] Un giovane trasandato dagli occhi azzurri e dalle labbra espressive si rivolgeva alla folla con pienezza di entusiasmo e di efficacia tanto se parlasse di orientamenti politici, o se cantasse una triste ballata a forma di rondò; o se evocasse il lamento di un usignolo, o il saluto a una rondine, o il sospiro di una adolescente…» .
Riprende velocemente i contatti con i gruppi e i militanti attivi sul territorio regionale. Per Postiglione la sola organizzazione di classe non basta. Le forme di coercizione e dello sfruttamento sono molteplici come varie sono le modalità attraverso le quali viene condizionato lo sviluppo di ogni essere umano. Pertanto varie e plurali devono essere le azioni tese a combattere ogni forma di sopraffazione e di violenza economica, politica e morale per poter concorrere alla liberazione dell’umanità. Una di queste forme è certamente rappresentata dall’educazione, uno dei più importanti terreni di scontro della logica del dominio. E da strumento di dominio, ora clericale, ora politico-statale, è indispensabile che diventi elemento di liberazione e rivoluzione. Per Postiglione dunque, questi argomenti devono integrare il più ampio movimento radicale e rivendicativo, concependo l’emancipazione degli esseri umani non solo in termini di migliori condizioni economiche e sociali ma anche nel senso di costruire un progetto di liberazione e di affrancamento dalla schiavitù e dalla disuguaglianza rispetto sia alle conoscenze che alla cultura.
Consegue due titoli di studio: la licenza presso la scuola Normale di Avezzano nel 1921, per integrare la licenza di ragioniere, e, nel 1922, presso la Scuola Normale dell’Aquila, il diploma d’abilitazione all’insegnamento elementare. Sul solco delle teorie pedagogiche libertarie di Francisco Ferrer y Guardia, Pëtr Alekseevič Kropotkin e Élisée Reclus, promuove ad Avezzano una scuola libera mentre a Raiano istituisce la Casa del Popolo, la prima d’Abruzzo, considerata, nel campo educativo, come la più rivoluzionaria delle sue iniziative. Nello stesso anno dà vita a Raiano ad una scuola privata gratuita. Per la realizzazione di queste iniziative riceve solidarietà e collaborazione attiva da parte degli organizzati nella FAA (Federazione Anarchica Abruzzese) tra cui Luigi Meta e Quirino Perfetto. Nell’ottobre del 1923 viene nominato insegnante di tutte le materie in una prima elementare a San Demetrio. È costretto ad abbandonare l’incarico per circa due mesi perché chiamato dal Provveditore agli studi Giovanni Ferretti a collaborare all’istituzione della biblioteca dei maestri dell’Aquila nonché ad intervenire al Congresso Magistrale previsto all’Aquila per il 17 novembre 1923. Per l’evento elabora il testo su L’autoeducazione del maestro. Nel mese di dicembre torna a svolgere il mestiere di maestro nella scuola di San Demetrio. Nei primi mesi del 1924 compone il sussidiario per le scuole elementari La terra d’Abruzzo e la sua gente, incarico affidatogli dalla casa editrice torinese Paravia, adottato per le scuole elementari d’Abruzzo l’anno successivo. Nei primi giorni del marzo del 1924 il maestro è colto da polmonite, causata con molta probabilità da quelle «leggere febbriciattole che sparivano e ricomparivano ogni quindici giorni», contratte tra il 1917 e il 1918 in sud America; la malattia ha un corso rapido, aggravandosi improvvisamente con estrema violenza; le speranze di guarigione restano amaramente deluse. Il 28 marzo 1924 è il suo ultimo giorno.

La memoria

Già all’indomani della morte, nonostante il fascismo al potere, è quasi impossibile impedire le innumerevoli iniziative in sua memoria.
Il provveditore agli studi Giovanni Ferretti propone di intitolargli la Biblioteca dei Maestri. In occasione della prima edizione abruzzese della Settimana della Scuola (1924) l’anarchico viene ricordato in diverse sedi.
Periodici letterari e culturali pubblicano lettere e necrologi provenienti dagli angoli più svariati del mondo:
«Ma a che serve e giova farne l’elogio? Chi ce lo restituisce? […] Mi sento orgoglioso e fiero di essere stato amico, ammiratore ed allievo di Umberto. Ho visto e conosciuto molta gente in questo nuovo mondo e nel vecchio mondo ma come Umberto Postiglione non ne ho trovato l’uguale […] Io e la mia famiglia lo piangiamo come parente scomparso. E vi prego di deporre sulla sua tomba un umile fiore, un fiore della campagna che egli tanto prediligeva e che ora piange la scomparsa dell’Apostolo della Scuola» .
Venanzio Santilli ( Raiano 14 dicembre 1915 - 30 luglio 2007), fondatore nel 1944 della sezione raianese del Partito d'Azione insieme ad Ermete Postiglione, nipote di Umberto, ricordava in modo vivissimo la generosità di Umberto Postiglione,
" lo ricordo tornare diverse volte a casa quasi senza vestiti, con le mutande lunghe, perché li regalava a poveri e bisognosi ",
ed il grande cordoglio in occasione della sua morte
" ricordo che le maestre hanno accompagnato tutti noi alunni ed alunne ad aspettare alla stazione ferroviaria l'arrivo del treno che riportava Umberto. C' era così tanta gente, moltissimi provenienti da fuori Raiano, che il morto era arrivato alla chiesa in piazza quando la coda del corteo stava ancora alla stazione ( distanza 1 km) ; è stato il funerale più lungo che ho visto. "

Nel primo anniversario della morte viene posta a Raiano,nel luogo panoramico della montagna sovrastante le gole di San Venanzio dove Umberto Postiglione era solito recarsi, una lapide commemorativa in cui si legge:
« All’ombra dei tre cipressi / che egli volle / in quest’ermo luogo / fiorito di rose / il popolo di Raiano / richiama / dai silenzi della morte / lo spirito di / UMBERTO POSTIGLIONE / perché / assertore del dovere / vigile e presente sempre / lo conforti ad amare / gl’ideali della vita / da lui perseguiti / per una umanità migliore » .
Da allora questa località verrà chiamata col toponimo "Lapide di Umberto".
Lo stesso anno esce il testo di Vincenzo Marchesani In memoria di Umberto Postiglione.
Caduto il fascismo, la scuola elementare e la piazza principale di Raiano vengono a lui intitolate.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Sarebbe opportuno organizzare a Raiano un convegno di studi storici su Umberto Posstiglione